A proposito dell’ultima fatica editoriale di Paolo
Borgognone.
Apprendo dalla rubrica “Tic e Tabù” del Borghese, curata da
Giovanni Sessa1, l’uscita dell’ultimo libro di Paolo Borgognone, dal
titolo efficacissimo «Generazione
Erasmus. L’uomo “vacuus” e disponibile dei nostri giorni»2.
Il professor Borgognone, in maniera
analoga sebbene non identica a Diego Fusaro, contesta la “globalizzazione”
turbo capitalistica, partendo da una prospettiva hegelo-marxista, riconducibile
alla scuola torinese di Costanza Preve.
Che cos’è la
Generazione Erasmus? I giovani, spediti in giro per l’Europa con la scusa
dell’apprendimento delle lingue straniere3, ma di fatto per creare
un nuovo typus antropologico sradicato e senza memoria, ottima manovalanza culturale
per il capitalismo cognitivo-finanziario. Un processo di sradicamento che è
parallelo a quello dei poveri del Terzo Mondo, che vengono con le medesime
illusioni, benché declinate in mondo diverso, trapiantati forzosamente nelle
nostre città e nazioni, sì da formare il futuro sottoproletariato
filoglobalista, anonimo e gaimente sfruttato.
Sono, infatti, la gaiezza di costumi
morali e la vacuità di riferimenti ideologico-culturali i tratti salienti
dell’homo erasmiano. Un processo, quest’ultimo, preparato da decenni di
scolarizzazione deculturalizzante, in cui la, anzi le, pedagogie
rivoluzionarie, veicolando il liberal-libertarismo morale da un lato e il
liberismo economico-sociale dall’altro, hanno preparato due generazioni di
persone, i millennilals e gli z generation, quali carne di cannone per un
progetto di schiavizzazione universale, in cui strettissime élites dominano sia
economicamente che culturalmente, masse de-umanizzate di automi consumatori.
«La definitiva
cancellazione della figura del Padre, simbolo della Legge, ha reso incapaci i nostri
adolescenti di progettare il futuro e li ha resi imbelli di fronte all’eterno presente
del consumo»4. Da tutto ciò deriva un nomadismo spirituale ed esistenziale,
una vacuità che li rende disponibili e permeabili ai diktat del globalisticamente
corretto, complice un sistema mediatico quasi completamente allineato se non venduto
al Sistema-Potere.
Tale nomadismo,
come si è già detto, ha una molteplice applicazione: è spaziale nella circolazione
delle masse robotizzate che attraversano il pianeta senza mettere radici e senza
arricchire il proprio io; è esistenziale nella riduzione nichilistica del carpe diem a Life is now, fluida nei sentimenti, nelle idealità politiche, nelle
opzioni etico-religiose. L’uomo erasminao, de-virilizzato e asessuato, è in perenne
ricerca di soddisfacimenti effimeri e temporanei, è ridotto a “merce di merce”,
a carne anonima da scambiare.
E qui, Borgognone
lancia la sua accusa alle forze della sinistra che a partire dagli anni Sessanta
del XX secolo hanno rinunciato alla difesa dei diritti dei lavoratori, alle esigenze
del popolo per farsi corifee di minoranze radical-chic e dei loro capricci sessuali
ed economici.
E’ illuminante
in proposito, l’esempio addotto della Movida madrilena , che annovera tra i suoi
intellettuali di riferimento personaggi quali Joachin Sabina e Pedro Almodòvar,
come strategia di lungo periodo per portare alla morte per asfissia una tradizione
e una cultura quale quella spagnola che nello zapaterismo politico ha visto solo
una fase di applicazione pratica di principi stabiliti altrove.
L’involuzione radical-regressista
delle sinistre post-ideologiche sposta la lotta politica dalla dicotomia destra-sinistra
a quella sovranista-globalista.
«Borgognone invita
la destra di Tradizione ad abbandonare il pregiudizio anticomunista e antisovietico
[…] al fine di costruire un blocco euroasiatico in funzione antiatlantica»5
E qui sta il nostro
interesse di Destra dei Valori, neovandeana e sanfedista. Se è vero che all’eventuale
caduta del veto anti-rossi, vada accompagnata da parte delle sinistre antisistema
la fine del “comodo alibi antifascista”6,
non va, tuttavia, dimenticata una parte importante per storia e tradizione del mondo
della Destra.
Sto
parlando, ovviamente, della destra controrivoluzionaria e tradizionalista di matrice
cattolica, e non solo. Il richiamo alla “destra di Tradizione” nella sola variante
neopagana ed neo-evoliana per contrastare il mostro globali sta è palesemente insufficiente
per un “Ritorno all’Ordine” cui anelano forze diverse e plurali, ma tutte accomunate
dalla lotta contro la mercificazione moderna e post-moderna dell’umano manipolato
e sfruttato. I pregiudizi anticattolici di certa destra antimonderna evoliana impediscono
il compattarsi ulteriore delle forze antisistema, come l’adesione di parti del mondo
tradizionalista acattolico alla filosofia umanitaria del massonismo speculativo
nelle sue diverse accezioni rende inefficace e alla lunga inutile la buona battaglia
contro il globalismo.
Ci
sembra assente, in altre parole, nello studio di Borgognone come nei suoi recensori
neo-evolinai il “fattore Cristo Re” come compagno di viaggio e opzione dirimente
del problema dibattuto. All’homo vacuus erasmiano non va contrapposto un vago eroe
superoministico e aristocraticamente posto a cavalcare la tigre. Soluzione affascinante
ma assai poco produttiva. Sta nel ritorno in toto a quell’universo di valori, tradizioni,
consuetudini che suolesi dire Civiltà cristiana,
in cui il sostrato pagano e barbarico, nonché romano-imperiale, sanno trovare la
loro perfetta collocazione e rendersi sinergicamente funzionali alla Reconquista
di un mondo e di società altrimenti votate all’estinzione.
F.B
Note:
[1] «Generazione
Erasmus». L’uomo «vacuus» e disponibile dei nostri giorni in «Il Borghese»,
a.XVIII, n.3(marzo2018), pp.53-54
[3]: Si tratta veramente di una banalissima scusa, visto che
poi I suddetti giovani “erasmiani”, tornati dal loro girovagare globalista non
padroneggiano poi tanto quelle stesse lingue che sono andati ad imparare all’estero.
[4]: «Generazione
Erasmus»…cit, p.54
[5]: Ibidem
[6]: Ibidem
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