venerdì 27 luglio 2018

«Per chi ci hanno preso?». Il ruggito possente della Sinistra coerente


Perché abbiamo scelto di studiare per ultima la lista della Sinistra coerente1, in gara alle prossime comunali di Laterina-Pergine? Per il lutto che l’ha colpita?2 O perché, osservando le rilevazioni in nostro possesso, è l’unica a non poter ambire alla vittoria?3 O ancora per il suo carattere marcatamente ideologico e partitico rispetto al presunto civismo delle sue competitrici? Per tutto ciò, ma pure per altro ancora. Partiamo.
Analisi del simbolo e del frontespizio di programma
Il frontespizio del programma vede in basso a sinistra il logo di lista, mentre in alto a destra, una scritta bianca su fondo rosso che recita: «Laterina-Pergine Valdarno. Elezioni comunali 29 luglio 2018». La candidata sindaco Rossella Lattanzi occupa lo spazio centrale verso il basso.  Vestita in bianco con un taglio di capelli corto e aggressivamente rassicurante, ha una montatura degli occhiali da intellettuale militante4. Cosa recita il simbolo di lista? «Sinistra per Laterina-Pergine. Rossella Lattanzi sindaco». Il termina “Sinistra” campeggia in primo piano con il diacritico della seconda -i- che si allarga sì da vedervi inscritta una stella pentacolare slabbrata, mentre la pars mediana indica i loci della disfida politica. Chiude il nome del candidato a caratteri medi e subordinati al verbum incipitario.
La lista di Sinistra è l’unica visibile ed “essoterica” di queste elezioni, per cui l’esegesi appare molto evidente. E’ la sinistra dura e pura, quella dei compagni e dei pugni chiusi, quella di “Potere al popolo”: nessun cedimento liberista, nessun compromesso col sistema.
Programma strimizzito, sebbene indicativo del fine
Per ciò che riguarda il programma, la lista Lattanzi presenta un totale di 10 pagine, comprensive della prima e dell’ultima interna che sono occupate da due immagini rispettivamente di Laterina e Pergine5. Onestamente mi aspettavo di più per una sinistra che ambisce a fare la differenza tra due proposte quasi identiche e di sistema. Ma ciò è. Procediamo.

La prima pagina di scrittura del programma è suddivisa in due parti: in alto una breve biografia umana e politica della candidata; nella parte centrale  e finale, invece, si ha prima l’elenco dei candidati consiglieri e poi l’introduzione al programma.
L’introduzione consta di tre capoversi dal forte piglio polemico e dialettico. Tre salutari pugni nello stomaco al politicamente corretto e alla falsa retorica delle “magnifiche sorti e progressive” del fusionismo post-referendario.
«Sinistra per Laterina-Pergine è una lista fatta di cittadini liberi da ogni vincolo di partito che si riconoscono nei valori fondanti della Sinistra, insieme a tutti coloro che sono stanchi di essere rappresentanti [refuso per rappresentati. N.d.R.] da persone che non hanno portato sviluppo e crescita ai nostri territori, ma hanno badato solo agli interessi personali e di partito, contribuendo alla spaccatura di due comunità dietro le promesse di progetti irrealizzabili». Chiedo scusa per aver riportato per intero il primo capoverso, ma si hanno già da questo inizio molteplici sollecitazioni politiche e filologico-politologiche.
In primo luogo, la lista Lattanzi è indipendente da ogni forza politica, pure dalla galassia di sigle a sinistra del PD renziano6. Inoltre- saggia sottolineatura- si rivolge oltre agli uomini e donne liberi di sinistra, pure « a tutti coloro che sono stanchi di essere rappresentanti [refuso per rappresentati. N.d.R.] da persone che non hanno portato sviluppo e crescita ai nostri territori…». La lista di sinistra sa benissimo che esiste- il peso elettorale lo vedremo solo dopo il 29- un fetta di elettorato allotrio che non si riconosce a vario titolo nelle altre due proposte e pertanto tende ad attrarre verso di sé pure questa area di scontento. Infatti prosegue: « …ma hanno badato solo agli interessi personali e di partito, contribuendo alla spaccatura di due comunità dietro le promesse di progetti irrealizzabili». Qui abbiamo il primo affondo politico di rilievo. La lista di sinistra agli elettori non dice soltanto che gli altri sono eterodiretti da forze politiche e di potere, ma che la loro ricerca del “particulare” ha introdotto una “spaccatura” all’interno delle comunità. Mette finalmente il dito nella piaga e non si rifugia in facili irenismi ottimistici dal vago sentire surrealistico delle liste Bellezza e Neri, i quali vogliono rimuovere il problema fusione e considerare la pratica, prima che politica, antropolico-identitaria come chiusa e archiviata.
«Stanchi di essere amministrati da persone incapaci di governare e di fare opposizione, abbiamo deciso di creare una terza forza che si interessi veramente dei problemi dei cittadini e che li consulti in ogni momento della vita democratica delle nostre comunità, non solo per le elezioni».
Secondo blocco argomentativo e seconda serie di affondi politici. Ottima sul piano retorico-dialettico la repetitio variata in differentia dello “stanchi di essere rappresentati” del primo capoverso, che qui diventa “Stanchi di essere amministrati”. Se sopra la nausea verso il sistema era di un certo blocco sociale che la lista vorrebbe rappresentare; qui è la lista stessa che si fa portavoce di questo disagio e rincara la dose. Il team Lattanzi non punta il dito solo sul malgoverno passato, ma pure sull’inesistente opposizione al suddetto mal governo, adombrando l’idea assai verosimile di forze civiche che sono da sempre -per incompetenza e/o per connivenza- state corresponsabili dello sfascio attuale.
Di fronte a questo quadro fosco e non lusinghiero, arriva la proposta: « …abbiamo deciso di creare una terza forza che si interessi veramente dei problemi dei cittadini e che li consulti in ogni momento della vita democratica delle nostre comunità, non solo per le elezioni ». La lista, quindi, nasce dalla coscienza di uno stato di cose gravissimo, al quale si deve cercare di porre rimedio, o comunque d’invertire il flusso. Il richiamo alla consultazione delle comunità locali in ogni momento della legislatura comunale non sembra mera dicitura di scuola politica, ma modus operandi di un approccio partecipativo alla vita dei luoghi e delle persone amministrate, sottraendole alla reificazione di matrice chiaramente liberal-progressista7 e dando una vox nuova ai paria di vecchia e nuova residenza.
«Questa è la nostra idea per la futura amministrazione Comunale e vogliamo metterla in pratica con il vostro contributo. Aiutateci a vincere e iniziamo finalmente insieme un percorso costruttivo per la nascita e la crescita del nostro comune, dove il cittadino sarà il fulcro dello stesso,
Questo è il nostro programma».
Il terzo capoverso non è un semplice appello agli elettori, ma un ultimo guanto di sfida, lanciato ai Poteri Forti ed Occulti, che vogliono fare dei nostri territori un laboratorio di manipolazione antropologico-culturale per privarli di storia, radici, identità, valori, specificità. La Lista Lattanzi sembra voler dire –se poi ce la farà, il futuro ce lo dirà- che in qualunque posizione si trovi –al governo o all’opposizione- sarà un custode della Fiaccola sacra della storia identitaria locale.

«Per chi ci hanno preso?».
Il foglietto incandescente nelle mani dell’elettore suae fortunae faber.
All’elettore la lista Lattanzi offre, oltre al programma, un foglietto che sembra scritto dal dio Vulcano in persona. Il titulus è un interrogativo che sembra ripetere in termini laico-politici il Quis ut Deus? Micaelico.
«Non affidiamo il nostro Comune a due persone che hanno amministrato o rappresentato l’opposizione […] con l’unico risultato di trascurare, abbandonare o non aver nessun tipo di progetto o di proposta per valorizzare il territorio…». Ci sono concetti che verranno ripresi nel programma – come abbiamo visto sopra- ma ciò che conta notare adesso è lo stile agonistico dell’exordium. Si accusano, pur non nominandoli di persona, gli altri competitori. L’accusa è circostanziata e fa trasparire un pregresso atteggiamento consociativo delle forze rappresentate dagli altri attori in campo.
Ma lo scacco matto ha ancora da venire.
«Si sono accordati per l’unificazione, e ora i consiglieri comunali si sono trasferiti da una lista all’altra, indipendentemente dalle loro idee, in quello che ritengono essere il carro del vincitore».
Qui si giunge allo zenit argomentativo di tutta la proposta Lattanzi. Un raggio di Lux pura nelle tenebre dell’opaca e disastrosa operazione fusionista. L’accusa di trasformismo politico di certi candidati scivola in secondo piano rispetto alla messa in luce di un Disegno mefistofelico di otturazione delle libertates comunali attraverso l’ircocervo del comune (con)fuso. L’accusa che a valle colpisce un blocco sociale da decenni compromesso con una gestione di potere che di sinistra ha avuto solo il nome, e che ha favorito l‘avvento di una borghesia culturalmente acefala e politicamente transumante; a monte, invece,  denuncia in filigrana un progetto globali sta e alienante che vuole “glebalizzare” i nostri territori, rendendoli preda della speculazione di un capitalismo finanziario senza volto che nella fase 2 farà – chi vivrà, vedrà- piazza pulita della tradizione micro e meso imprenditoriale orafa, cifra peculiare delle nostre zone.
«I partiti che li appoggiano di nascosto ma che li sostengono in altri modi, chiederanno loro il conto e di riflesso a noi».
I mangiafuoco dietro a Bellezza e Neri sono smascherati. E si denuncia il conto salato che dovrà pagare il popolo.
«Non continuiamo a lamentarci: abbiamo l’occasione di MANDARLI A CASA, di avere finalmente persone preparate, serie, capaci, pronte ad amministrare con partecipazione e trasparenza, coinvolgendo i cittadini nelle scelte e senza altri interessi se non lo sviluppo della nostra comunità».
In questa parte del volantino si enunciano concetti che verranno –come abbiamo visto sopra- ripresi nel programma e al tempo stesso il ritmo del discorso accelera verso l’appello finale. Il quid di questa sezione di testo, tuttavia, è quel “MANDARLI A CASA” in maiuscolo che suona come grido di battaglia e liberazione da un flagello che prima che politico è umano.
Ma le felici sorprese dialettiche non sono terminate.
«Tutto questo è possibile solo con il vostro contributo.
Vogliamo amministrare il nostro Comune perché le scelte che verranno fatte nel prossimo quinquennio andranno a determinare la vita del nostro territorio nei prossimi 20 anni!».
Se il primo periodo logico in grassetto è un appello agli elettori-vigili e vigilanti, il resto è un’ulteriore reprimenda verso il silenzio colpevole sia del programma ellitticamente paratattico di Bellezza che di quello alatamente ipotattico di Neri. Si dice che cosa potrà accadere se i corollari politici della sciagurata fusione verranno applicati in toto. Un disastro epocale. La denuncia è lanciata. Spetta ai cittadini rendersene conto oppure ignorarla.
Punti di forza e debolezza.
Come per le altre due forze, elenchiamo in breve i punti di forza e quelli di debolezza della lista Lattanzi.
Granitica forza è senza dubbio la chiarezza di orientamento politico con altrettanto cristalline scelte programmatiche, seppure presentate in maniera eccessivamente compendiata. Elemento di forza è pure la denuncia dei misfatti attuali e probabilmente futuri del fusionismo e da ciò una ripartenza nuova e alternativa.
I limiti sono ovviamente nell’identità forte di sinistra che difficilmente attrarrà fette di elettorato che vota per “empatia simpatica” o per “promesse implicite”8, e la scarsa presenza sia nel social media sia nella propaganda porta a porta.
La sfida per la lista Lattanzi, tuttavia, inizierà dopo il 29 luglio. Sarà coerente con quello che ha detto in campagna elettorale? Lo vedremo.
Sursum corda a tutti!
Francesco Baldini
Note:
[1]: Sia che si tratti di sinistra che di destra, non amo applicare termini specifica tori del tipo “radicale”o “estrema” che qualificano in malo forze ed aree politico-culturali molto più ricche e complesse. Meglio puntare sulla coerenza, valore preziosissimo in questi tempi oscuri
[2]: Il candidato della lista di sinistra era Giovanni Lari, che è venuto a mancare per una grave malattia proprio all’indomani delle elezioni del 10 giugno, data fissata dal Viminale. Della figura di Giovanni tornerò a parlare in futuro.
[3]: Qui ci tengo a precisare che ormai da molti anni con amici e amiche del territorio abbiamo allestito un “Istituto Cattaneo” de’ noialtri, come ci piace chiamarlo. Per cui in ogni frazione ci sono mimetizzate persone che per ogni tornata elettorale ci fanno da rilevatori di intenzioni di voto o proiezioni.
[4]: Interessante collazionarla con quella della Neri per cui cfr: F. Baldini, Uniti si può: il restyling “vincente” della veterana Neri, in «Dextera Domini fecit virtutem» 26-07-2018 (https://dexteradomini.blogspot.com/2018/07/uniti-si-puo-il-restyling-vincente.html )
[5]: Semplice casualità o scelta strategica? Comunque la riduzione iconica ai capoluoghi storici del neonato macrocomune è una scelta azzeccatissima.
[6]: E ciò in linea con la proposta politica di “Potere al popolo!” di cui questa lista è un’emanazione indiretta.
[7]: Un progressismo di marca liberal-liberista al quale non può che opporsi pure una sinistra di popolo e antisistema
[8]: Esistono nei nostri territori forme paralegali di “voto di scambio”? Nella ormai pluridecennale auscultazione del locale in chiave universale, ho potuto classificare varie nuances di compromissioni col potere che spero di potere presentare in altro luogo e situazione. Purtroppo, però, il voto per“promesse implicite”, dizione educorata per denominare favori e opacità varie regna incontrastato dal dopoguerra ad oggi pure nei nostri territori
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giovedì 26 luglio 2018

Uniti si può: il restyling “vincente” della veterana Neri?


Eccoci arrivati ad analizzare in regime di politologia light la brochure con relativo programma della lista del sindaco uscente di Pergine V.no, l’ing. Simona Neri, oggi candidata per il neonato macrocomune in quota PD1.
Simbolo “rassicurante”
Partiamo come nel caso di Futuro Comune dal simbolo. La pars superior vede su sfondo latamente azzurro chiaro con tonalità di verde la dizione “Simona Neri sindaco” e subito sotto in color terra chiaro una stilizzazione di paese dalla quale si può riconoscere soltanto  il campanile di Laterina. La pars inferior vede a caratteri cubitali il termine “UNITI” e subito sotto “per Laterina-Pergine”. Il rosso caldo di “Uniti” e di “per” non è solo dettato da ragioni di contrasto e armonia cromatica, ma richiama in allusione la dimensione di sinistra riformista e liberal della lista, seppur spacciantesi per “civica”. Rispetto a quello di Futuro Comune, nel quale la matrice berlusconiana è assai evidente, qui i collaboratori della Neri hanno mimetizzato il sostrato partitico in modo più efficace, ma non sufficiente per una piena dissimulatio.
Unità, inizio, ma non tabula rasa.

Passiamo a studiare il frontespizio del programma, in quanto chiave di lettura dello stesso.
Che il PD renziano abbia almeno un debito di marketing politico-elettorale nei confronti del berlusconismo  è lampante anche dal suddetto frontespizio, gran parte del quale è formato dal faccione sorridente della Neri con un sorriso super withe dal forte valore simbolico2. Sotto troviamo scritto: «Inizia una nuova storia. Scriviamola insieme». E poi sulla destra il simbolo di lista testé descritto.
Cosa ci vuol dire tutto ciò? Gli errori disastrosi, compiuti dalla Neri, nelle dichiarazioni del dopo-referendum, che la rendevano nell’immediato non sicuramente ricandidabile,dovevano essere risanati. I suoi managers di campagna elettorale dovevano dare della stessa una immagine maternamente rassicurante e aperta al confronto. Una strategia elettorale assolutamente condivisibile nel caso della candidata Neri. Il primo dato tranquillizzante sono i denti super bianchi; il secondo, invece, la montatura degli occhiali3, che la presentano come l’amica della porta accanto, competente ma non saccente. L’orecchino sinistro visibile, poi,conferisce all’icona Neri uno charme nazional-popolare.
La finalità pre-politica che promana già da questo incipit è la volontà di Unire, di superare gli stecchati di partito e di area politica, ma non partendo da zero. Nessuna tabula rasa. E ciò è ovvio, perché la lista Neri è de facto quella che rappresenta gli interessi delle tue liste politiche uscenti. L’innovazione deve passare anche attraverso la recente tradizione di governo amministrativo, che va ripresa e non azzerata. Di qui il “nuova storia”.
Il programma più ampio di tutti.
IL programma elettorale che la lista Neri ha distribuito a noi cittadini nelle ultime settimane è il più ampio e dettagliato per numero di pagine (18-20) e per struttura interna4.
Ogni punto programmatico vede un titulus in azzurro medio. Un corpo di testo di media ampiezza, coronato da una sezione in grassetto coloro rosso, atta a condensare il tema stesso e per finire una suddivisione per punti dell’argomento trattato. Da filologo e studioso della lingua, posso affermare che questo sia  il miglior modo di esporre, sebbene non manchino non solo refusi e inversioni di lettere, ma anche sospensioni sintattiche e anacoluti, che rendono a tratti il pensiero meno linearmente intelligibile5.
Aperti a quale futuro?
Non potendo in questa sede prendere in considerazione tutti i punti del programma, ci limiteremo all’introduzione, sita a p.2
Titolo: “Aperti al futuro”. L’immagine –se non vado errato- dovrebbe essere della parte finale del corso di Laterina che guarda verso piazza della Pieve. Un portone che si apre verso una strada…vuol rendere bene l’idea del procedere avanti. Ma come lo vuole il nuovo comune la candidata Neri? «accogliente, attrattivo, inclusivo». Questa terna è emblematica di un modo e un mondo politico specifico. Qui la dissimulatio è ben riuscita. Ma non del tutto ad un occhio allenato alla semantica e stilistica elettoralistiche.
“Accogliente”. Come e chi il nuovo comune deve accogliere? Integrare i migranti, presenti in modo sempre più visibile anche nelle nostre strade? Giustissimo. Ma in che modo? E poi l’accoglienza non deve rivolgersi pure a quei cittadini di antica residenza che sono stati per decenni  a causa di una  “guerra civile fredda” esclusi dalle decisionalità amministrative?
“Attrattivo”. Vox aequivoca che può dire tutto e il suo contrario. Attrattivo per i turisti? Lo sembrerebbe, state la pars finale dell’introduzione, dove si legge: «Abbiamo la forza e l’entusiasmo per rilanciare il nostro territorio […] per competere con le altre località turistiche limitrofe», ma l’attrattività di un luogo è poliedrica e poligenetica, non nasce solo da istanze economico-sociali, ma pure antropologico-identitarie. Bisogna attrarre anche i cittadini locali e non soltanto per «diffondere benessere» in un’accezione mercantilisto-crematistica, ma soprattutto come comunità compatta e unita dal valori extra-economici e latamente spirituali, in previsione del rimbalzo globalistico-uniformatore, quale conseguenza principe della fusione delle due storiche realtà comunali. Ovviamente tutto ciò la Neri e i suoi non possono affermarlo e neppure difenderlo, visto che sono i primi paladini della suddetta sciagurata fusione.
“Inclusivo”. Parola-talismano, tipica della neolingua e finalizzata ad un proficuo trasbordo ideologico, come direbbe un mio maestro in controrivoluzione6.
Cosa, chi e come si deve includere? E poi l’inclusività- e questo vale in generale- non è che un modo “gentile” e “indolore” per azzerare le differenze sociali e culturali? Non si tratta mutatis mutandis della riproposizione in termini da restyling posticcio di vecchi errori rivoluzionari, che spacciano per uguaglianza sociale sacrosanta, un egualitarismo livellatore e oclocratico, che poi per reazione produce- come in passato è già avvenuto- la follia del liberismo estremo e del darwinismo sociale dei vari Marchionne & C, la cui santificazione post-mortem non cancella operazioni di macelleria sociale che sono ormai agli atti della Storia? Le parole hanno un peso enorme, ma ancor più lo ha la loro interpretazione, qualora esse si mostrino anfibologicamente non chiare. In altri termini, non è “diviso” definirsi “inclusivi”?
Comunità, identità: come declinarli?
Da una prima lettura si è potuto notare che il programma della Neri, in molti suoi punti, evoca e richiama i concetti di comunità e identità. Le occorrenze dei suddetti termini, comprensive delle loro varianti aggettivali, rendono testimonianza di uno sforzo concettuale e filosofico-politico apprezzabile, benché – come avremo modo di vedere in futuro7- spostato soprattutto a valle dei problemi, senza una chiara pianificazione a monte degli stessi. Certo colpisce che un suddetta operazione debba compierla- o tentar di farlo- una lista di sinistra riformista8.
Candidati consiglieri: Quanto pesa il fattore S come Sordini?
Sia nel foglietto a sé che nel finale della brochure si presentano in elenco i nomi dei candidati consiglieri. Non so se si tratti di risparmio economico sulla spesa del materiale elettorale o di una strategia precisa, ma, rispetto alla lista Bellezza, dove i volti dei candidati consiglieri erano più volte e in vari formati esibiti, qui si opta per una soluzione aniconica.
A rendere interessante la squadra di governo della Neri, inoltre, vi è un nome dal notevole peso politico-elettorale. Si tratta, infatti, dell’architetto Andrea Sordini. Professionista serio e preparato, persona solare e disponibile, cattolico equilibrato e dal forte sentire ecclesiale, l’arch Sordini è un jolly fondamentale per il bonum proelium della Neri. E’ vero che Bellezza risponde con Ilaria Ghinazzi, la primogenita del cantante Pupo, ma Sordini ha un peso maggiore. Politico locale navigato, ha più volte partecipato a liste civiche contrarie ai governi comunali di sinistra, pure anche con il dott. Bellezza. Orbene, se in sede di polemica elettorale, questo passaggio può essere speso dagli avversari della Neri, quale prova-principe di trasformismo politico e di consociativismo tra le due liste maggiori- tesi, del resto, non del tutto peregrina-; agli occhi dell’elettorato moderato che farà la differenza domenica 29, lo spostamento di Sordini evoca sentimenti non del tutto negativi. Dai nostri referenti in tutte le frazioni del macrocomune in questi mesi abbiamo raccolto rilevazioni di media attendibilità. Ebbene, senza tediarvi con dati percentuali che mutano moltissimo in questi giorni, possiamo asserire con certezza che a mantenere in pista la lista Neri è stato proprio il nome di Sordini. E pure- questo non ce l’aspettavamo- in altre zone, oltre il suo paese Ponticino. A testimonianza del ruolo di primo piano che ha nelle nostre comunità lo stesso arch. Sordini. Comunque termini la disfida elettorale, non si può negare che l’inserimento in lista di Sordini si è dimostrata una carta vincente.
Veramente un work in progress?

A conclusione del programma troviamo scritto: «Questo è il programma per obiettivi prioritari, un programma flessibile che sottoponiamo ai cittadini di Laterina Pergine Valdarno. E’ concreto ma non esaustivo e si apre ad integrazioni, precisazioni, aggiornamenti e nuovi temi che potrebbero nascere col confronto continuo sul territorio. Dobbiamo tutti insieme lavorare per un Comune Bello, Efficiente, Sostenibile e Sicuro. Una sfida che ci chiama tutti in gioco e ci vede tutti protagonisti, uniti. Si può». Cosa dire se non che si tratta della carica finale motivazionale che compendia alcuni leit-motiv del programma: unione di tutti per il bene della comunità; ottimismo per il futuro; modestia e volontà di ascolto. Proprio su quest’ultimo punto credo di potere inserire alcune glosse. L’idea del programma “aperto” e “in evoluzione”, quantunque non appaia realistica, infonde nell’elettore l’idea di contare qualcosa e per consequens di assaporare una qualche forma di “democrazia diretta” per conto terzi. Noto, altresì, la trovata-voluta, o mera meccanicizzazione linguistica?- della cinquina di termini in maiuscolo («Comune Bello, Efficiente, Sostenibile e Sicuro»), atti a rafforzare lo slancio fiduciario nell’emittente del messaggio, ,ossia la lista Neri. Trovata semiotica prima che politica di notevole efficacia9.
Punti di forza e di debolezza.
Come nel caso della lista Bellezza, terminiamo con i punti di forza e quelli di debolezza della lista Neri.
Uno lo abbiamo già analizzato ed è il fattore S. Il secondo è la caparbietà con cui l’ing. Neri, in un frangente politico generale a  lei sfavorevole, si è messa in gioco. Sembra un dato meramente emozionale, ma in tempi di società liquide, pure l’evocazione di certi stati d’animo conta nella cabina elettorale.
Ma un altro punto di forza è l’ammirevole costanza con cui i suoi collaboratori si sono spesi in una campagna elettorale porta a porta. Mi ricordo, ad esempio, della candidata consigliere Graziana Perini, che pur, sapendo probabilmente come la pensavo, è venuta a consegnarmi ed espormi  il programma elettorale. Ed era una domenica pomeriggio. Le altre liste, stante le nostre rilevazioni e stime, non hanno avuto luogotenenti altrettanto zelanti.
I punti di debolezza sono più facilmente rilevabili. In primo luogo, la fase di bassissima marea del PD, di cui la Neri è suo malgrado vessillifera, la non brillante esperienza di governo comunale da cui è uscita e la scarsa formazione politica che l’ing. Neri possiede10.
Come finirà? E’ già matematica la vittoria di Bellezza domenica prossima o la Neri sarà un Trump di segno opposto, vincendo a sorpresa? Lo scopriremo nella notte tra il 29 e il 30.

Saluti.

Francesco Baldini

Note:

[1]: La lista si presenta ovviamente come civica, ma è evidente la sua dipendenza dal PD e aree politiche affini
[2]: E’ stato più volte notato e in vario modo interpretato il ruolo simbolico che ha nell’immaginario collettivo post-moderno il sorriso aperto con denti bianchissimi. L’uomo comune vi vede di elementi di stabilizzazione: i denti ben struttura gli danno senso di sicurezza e di forza, mentre il loro biancor richiama per sinestesia un profumo di pulito e di conseguenza di moralità pubblica. Sembrano stupidaggini, ma a latitudini geografiche diverse e in periodi che fanno dalla metà degli anni 90 del XX secolo ad oggi, certi escamotage hanno fruttato a chi li ha usati non poche soddisfazioni elettorali e politiche
[3]: Che la presenza degli occhiali fornisca al candidato un’aura di autorevolezza è indubbio.  Ma gli strateghi di campagna elettorale sanno benissimo che ad ogni candidato va associata la montatura adatta. In caso contrario, si produrrebbero più danni che benefici.
[4]: Voglio subito bloccare un’obiezione che so aleggiare ormai nelle menti di molti che stanno leggendo questo mio articolo. Gli apprezzamenti formali sul progetto della Neri, come su quelli degli altri candidati, non sono sic et simpliciter un endorsement politico, ma vogliono sviscerare il suddetto dato come base di partenza per una comprensione migliore dei fatti politici. La politologia light o a base filologico-linguistica, rispetto a quella tradizionale, d’impianto filosofico-ideologico, dà preminenza ai dati accidentali dell’integumentum stilistico-formale a detrimento di quelli sostanziali di matrice ideologica. Non perché questi ultimi non abbiamo alcun valore, ma perché la loro piena comprensione e classificazione non può non passare per uno preventivo scandaglio semiotico-formale.
[5]: Senza dubbio più digeribili sono i refusi di stampa, mentre gli anacoluti hanno una maggiore opacità stilistica. In altre parole, sono cercati o involontari?
[6]: Cfr: Plinio Corrêa de Oliveira, Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo. Note sulla guerra psicologica contro i cattolici, Napoli, Il Giglio, 2012
[7]: Sicuramente dopo la tornata elettorale del 29 luglio p.v. riprenderemo in esame sia la dimensione comunitario-identitaria così come si presenta nel programma della Neri, sia in un quadro di comparazione sinottica le proposte culturali delle tre liste.
[8]: E qui si mostra un altro limite e un'altra occasione perduta della proposta di Futuro Comune che, per ragioni d’appartenenza politica, doveva dedicare di più al tema dell’identità e della cultura alternativa e comunitaria. Che delusione!
[9]: Nella costruzione di un messaggio anche l’uso o il non uso un un grafema o di un altro espediente grammaticale possono avere esiti opposti. Si pensi alla vexata quaestio dell’uso eccessivo del virgolettato come segno di debolezza di pensiero, o, all’opposto, il profluvio di maiuscole come simbolo di machismo concettuale e mentale.
[10]: Solo la Neri ha scarsa formazione politica? Non credo. Pure il dott. Bellezza, farmacista di altissimo valore, pur avendo notevole esperienza politica, non ha una SOLIDA FORMAZIONE POLITICA, che si acquisisce non attraverso l’idolatria pragmatico-qualunquistica del mito della “Società civile” rispetto ai fannulloni del professionismo politico, che tanto ha giovato e poi nuociuto allo pseudo-populismo tecnocratico-globalista di un Berlusconi, amico di Monti e di Marchionne. Ma su questo tema delicato avrò modo di tornarci in questo blog.
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martedì 24 luglio 2018

Futuro Comune e il sapore del veteroberlusconismo


Domenica 29 luglio p.v., a Dio piacendo, si svolgeranno le elezioni comunali nel mio- ancor per poco- comune di residenza. Negli ultimi quindici anni ho usato l’area zonale quale laboratorio antropologico-politico per i miei studi sul neocomunitarismo e sulla penetrazione del globalismo disumanizzante nelle realtà locali. Ho già elaborato numerosi dossiers che mi auguro possano confluire in un lavoro più corposo e utile alla Causa che tutti noi Cristeros 2.0 perseguiamo1.
            Sono stato incerto fino a questi giorni se stendere questa breve analisi dei contendenti dopo le elezioni oppure in questa fase finale della campagna elettorale. Alla fine ho scelto questa seconda opzione perché mi sembra funzionale al mio lavoro generale e per lasciarmi il mese di agosto libero  per  altre questioni, pure di taglio politologico.
Analisi politologica light
Passiamo adesso alla prima lista. La mia analisi, tuttavia, sarà politologicamente light2 sia per mancanza di tempo sia perché i programmi delle tre liste sono assai brevi e generici. Magari, in ultima battuta, farò una comparazione fra i tre testi su base tematica o macro-tematica.
Simbolo scontato
La prima lista si chiama: “Futuro Comune-Bellezza sindaco”. Partiamo dallo studio del logo. La sezione superiore vede su fondo bianco in alto e spostato a destra il nome “Futuro Comune”, mentre sulla sinistra tre figure policrome e tricolori  stilizzate che si abbracciano. A separare la pars superor dalla inferior vi è una striscia tricolore e sotto su fondo blu notte in giallo la scritta: “Bellezza sindaco”. Come vedremo in seguito, la lista si propone di rendere conto solo  “ai cittadini e [non] alle logiche di partito”, ma ad una prima occhiata il simbolo ricalca assai fedelmente quelli del vecchio centrodestra a trazione berlusconiana, sconfitto all’elezioni dello scorso 4 marzo3. Chi studia le tornate elettorali e la politica in tempi di videocrazia connessa, sa benissimo che oltre ai nomi e agli slogans, il simbolo della lista ha un peso politico ed elettorale decisivo. Pertanto, gli organizzatori della campagna di Bellezza hanno, a nostro avviso, commesso un’ingenuità, proponendo un simbolo assai troppo identificabile con un’area e una stagione politica che ormai volge al tramonto4.
Cambiamento “usurato”
Cosa stanno ricevendo i cittadini in queste settimane dalla lista Futuro Comune? Una brochure unita a un dépliant in cui si presenta la squadra, il programma, le parole-chiave. Partiamo dal dépliant. “Vota per il cambiamento”. Slogan assai prevedibile per chi è stato sempre all’opposizione5. Il testo prosegue: «Hai la possibilità di scegliere una persona capace, trasparente, libera da condizionamenti di partito e attaccata al suo paese. Un sindaco che renderà conto solo ai suoi cittadini e non alle logiche di partito». Il senso è abbastanza chiaro: noi siamo una lista civica, a-partitica e abbiamo solo il popolo per sovrano. Tuttavia, girando il volantino non si può fare a meno di notare qualcosa. La parte superiore vede a sinistra il candidato in camicia e cravatta, look semi-serio che chi scrive preferisce sia alla sciatteria della camicia scamiciata, sia all’ingessatura del completo. Sorridente e indicante con l’indice destro, Bellezza vuole rassicurare che sarà il timoniere del suddetto cambiamento e proporrà i progetti riassunti per punti sotto di lui. Questa è un’ottima trovata, perché infonde sicurezza e dà all’elettore l’idea di una possibile fattibilità del programma offerto.
Ancora più in basso abbiamo la squadra dei candidati consiglieri. E qui cominician le dolenti note….A parte Borri e Bruni, che hanno a titolo diverso partecipato alla breve quanto buffonesca stagione di opposizione alla fusione tra le due realtà comunali6, non si può evitare di vedere come Chiara Legnaiuoli, già candidata a Pergine in lista propria nel 2014 sia legata, anche per ragioni personali, a Forza Italia. Alla faccia dell’indipendenza dai partiti! Gli altri candidati non li conosco per appartenenza e/o militanza politica di partito, eccetto- a quanto mi è stato riferito- la giovanissima Alessia Di Gregorio che sarebbe in quota Lega. In altre parole, basta voltar pagina per far cadere l’illusione che si tratti di una lista civica tout court, mentre in realtà è una cripto-lista di centrodestra. Niente di male, ma sarebbe stato più onesto rivelarlo ai cittadini elettori.
Oh my God! Il Programma.
Per il cittadino-eroe che si vuole addentrare nel programma la lista offre più supplizi dell’inferno dantesco. S’inizia con il frontespizio. Il logo campeggia decentrato in alto, mentre a sinistra in nove micro-immagini si passano in rassegna le maggiori frazioni del neonato macrocomune. Apriamo insieme il programma. Le pagine non sono numerate, ma sono in tutto, compresa la prima con l’immagine del candidato sindaco e le ultime due con i candidati consiglieri, appena dieci. Escluse, quindi, quelle iconiche ci fermiamo a solo otto pagine. Un po’ pochine per chi ha l’ambizione di cambiare lo status quo e proporre un modello alternativo del comune. I vari temi, poi, sono trattati con brevità telegrafica, presentandosi più come post-it che come punti programmatici. Una litania di dichiarazioni d’intenti senza approfondimento serio e comprensibile. E non ci si può giustificare, dicendo che il programma sarebbe stato poi presentato nella sua interezza al momento degli incontri presso le frazioni, perché sappiamo bene che a quegli appuntamenti va di solito solo  il 5% degli elettori.
Addirittura una Costituente?
Mi soffermo solo in seconda pagina a glossare la cosiddetta “Introduzione”, condensata in soli quattro capoversi.
«Futuro Comune è una lista civica che si pone come obiettivo quello di favorire l’armonia all’interno della nuova comunità, dando vita ad una fase Costituente atta a creare le basi di un’amministrazione che possa gestire al meglio il nuovo comune di Laterina Pergine Valdarno». Dio mio..ma chi l’ha scritto? Da questo incipit sembra che la lista sia una tisana rilassante che mette a tacere le forti lacerazioni sociali, susseguitesi alla fusione forzosa e forzata da un referendum discutibilmente rovinoso. Che c’azzecca, direbbe Di Pietro, una Costituente? Chi vi deve partecipare? La giunta o tutte le forze politiche? E’ un’anticipazione di un governo consociativo con la lista Neri di area PD?
«Altro obiettivo è quello di favorire il lavoro per garantire il necessario SOSTEGNO alle famiglie in difficoltà; inoltre la lista si pone come scopo il miglioramento della SICUREZZA per rendere tranquilla la vita dei cittadini nel territorio e all’interno delle proprie abitazioni». Nel secondo capoverso il tasso di banalità argomentativa aumenta vertiginosamente. Come si favorisce il lavoro per sostenere le famiglie in difficoltà? Come si stabilisce quali famiglie sono in difficoltà? Quali sono i mezzi umani e culturali per garantire la sicurezza? E non vanno di pari passo ad una vera integrazione della popolazione migrante?
Mi si potrebbe obiettare che nel corpo del programma queste dichiarazioni d’intenti vengano sciolte in proposte concrete. Magari avrò letto in fretta, ma non  mi sembra che ciò avvenga.
Non sto a seviziare i miei pochi ed eroici lettori con l’esegesi degli altri due capoversi riguardanti salute pubblica e la “riduzione” delle imposte, perché è chiara ormai la frettolosità logico-argomentativa con cui il testo è stato redatto.
Punti di forza e di debolezza.
Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza di Futuro Comune?
Tra i punti di forza vi è, senza dubbio, quello di essere de facto espressione del centrodestra, vincente pure in Toscana alle ultime amministrative di giugno 2018. La lista Neri, pur presentandosi tartufescamente come “civica” è ovviamente espressione del PD. Insomma, Bellezza dovrebbe avere il vento in poppa per una facile vittoria.
Ed i limiti? Molti, direi. In primo luogo, la zavorra degli ex antifusionisti che per amore di “governo” si sono aggregati al carrozzone; poi le troppe affinità di fraseggio politico con la lista Neri, che maculerebbero, in caso di vittoria, Futuro Comune come una delle due gambe del sistema di Potere Forte che schiaccia i diritti dei cittadini.
Personalmente, aggiungerei un altro errore e quindi limite del progetto Bellezza: il non aver voluto il confronto diretto, magari in una tv locale, con i suoi competitori. Visto che Bellezza rimane ad oggi il favorito, l’averlo proposto sarebbe stato segno di forza politica e leaderistica.
Vincerà la lista Futuro Comune? Lo vedremo la notte del 29. Ad oggi si può solo affermare che il progetto Bellezza, pur nelle migliori intenzioni, rimane ad un livello di veteroberlusconismo posticcio che, visto i disastri del “fratello politico maggiore”, non fa ben sperare per il futuro.

Saluti

Francesco Baldini.

Note:

[1]: Causa che ben si può compendiare nel progetto di stato organico tradizionale e nella felice formula di Restaurazione della Civiltà cristiana.
[2]: Per analisi politologica light di solito intendo uno studio della materia politica (candidati, programmi, slogans…) in termini linguistico-concettuali e non tanto ideologici, sia perché la sostanza ideologica delle proposte in circolazione è assai modesta, sia per gli interventi assumerebbero una prospettiva eccessivamente specialistica e inutile allo scopo immediato degli stessi
[3]: Prima di eventuali levate di scudi, voglio chiarire che la legge Rosatellum – come da più parti è stato rilevato- tendeva a favorire sia il PD che Forza italia in un eventuale governo di Grande-piccola Coalzione tra forze di sistema. Il tracollo elettorale delle due suddette forze a vantaggio di quelle sovraniste e identitarie (M5S e Lega salviniana) ha decretato de facto la sconfitta di una linea politica.
[4]: La fine del berlusconismo classico è simbolicamente databile all’11 novembre 2011, allorquando l’ex Cavaliere si arrese di fronte all’euroglobalismo, incarnato da Mario Monti e dal suo progetto di distruzione dell’Italia.
[5]: Il candidato Bellezza si è più volte presentato con liste civiche alle elezioni del defunto comune di Laterina, rasentando la vittoria nel 2004.
[6]: Il referendum dell’ottobre 2017 sulla fusione delle due realtà comunali aveva visto il prevalere del sì per poco più di una dozzina di voti nel comune di Pergine Valdarno e nell’immediato sui social le reazioni euforicamente scomposte dei cittadini dell’ex frazione di Ponticino, oggi perno del macrocomune, quasi fossero le repubbliche baltiche, liberatesi dal giogo dell’URSS. Per amor di verità, mentre Borri è stato parte attiva di un comitato del No alla fusione che pareva spendersi per la ragione storico-identitaria e poi è rifluito nel teatrino della politica politicante; Bruni era solo un ex consigliere d’opposizione a Pergine nella scorsa legislatura. Entrambi, però, sono accomunati da un modus operandi opaco e polticamente vischioso che li ha resi succubi della filigrana della lista Bellezza, ossia l’ACCETTAZIONE COME FATTO IRREVERSIBILE DELLA FUSIONE TRA I DUE COMUNI. Questo è politicamente gravissimo.

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