Perché abbiamo scelto di studiare per ultima la lista della
Sinistra coerente1, in gara alle prossime comunali di Laterina-Pergine?
Per il lutto che l’ha colpita?2 O perché, osservando le rilevazioni in
nostro possesso, è l’unica a non poter ambire alla vittoria?3 O ancora
per il suo carattere marcatamente ideologico e partitico rispetto al presunto civismo
delle sue competitrici? Per tutto ciò, ma pure per altro ancora. Partiamo.
Analisi del simbolo e del frontespizio di programma
Il frontespizio del programma vede in basso a sinistra il
logo di lista, mentre in alto a destra, una scritta bianca su fondo rosso che recita:
«Laterina-Pergine Valdarno. Elezioni comunali 29 luglio 2018». La candidata sindaco
Rossella Lattanzi occupa lo spazio centrale verso il basso. Vestita in bianco con un taglio di capelli corto
e aggressivamente rassicurante, ha una montatura degli occhiali da intellettuale
militante4. Cosa recita il simbolo di lista? «Sinistra per Laterina-Pergine.
Rossella Lattanzi sindaco». Il termina “Sinistra” campeggia in primo piano con il
diacritico della seconda -i- che si allarga sì da vedervi inscritta una stella pentacolare
slabbrata, mentre la pars mediana indica i loci della disfida politica. Chiude il
nome del candidato a caratteri medi e subordinati al verbum incipitario.
La lista di Sinistra è l’unica visibile ed “essoterica” di
queste elezioni, per cui l’esegesi appare molto evidente. E’ la sinistra dura e
pura, quella dei compagni e dei pugni chiusi, quella di “Potere al popolo”: nessun
cedimento liberista, nessun compromesso col sistema.
Programma strimizzito, sebbene indicativo del fine
Per ciò che riguarda il programma, la lista Lattanzi presenta
un totale di 10 pagine, comprensive della prima e dell’ultima interna che sono occupate
da due immagini rispettivamente di Laterina e Pergine5. Onestamente mi
aspettavo di più per una sinistra che ambisce a fare la differenza tra due proposte
quasi identiche e di sistema. Ma ciò è. Procediamo.
La prima pagina di scrittura del programma è suddivisa in due parti: in
alto una breve biografia umana e politica della candidata; nella parte centrale
e finale, invece, si ha prima l’elenco dei
candidati consiglieri e poi l’introduzione al programma.
L’introduzione consta di tre capoversi dal
forte piglio polemico e dialettico. Tre salutari pugni nello stomaco al politicamente
corretto e alla falsa retorica delle “magnifiche sorti e progressive” del fusionismo
post-referendario.
«Sinistra per Laterina-Pergine è una lista fatta di cittadini
liberi da ogni vincolo di partito che si riconoscono nei valori fondanti della Sinistra,
insieme a tutti coloro che sono stanchi di essere rappresentanti [refuso per rappresentati.
N.d.R.] da persone che non hanno portato sviluppo e crescita ai nostri territori,
ma hanno badato solo agli interessi personali e di partito, contribuendo alla spaccatura
di due comunità dietro le promesse di progetti irrealizzabili». Chiedo scusa per
aver riportato per intero il primo capoverso, ma si hanno già da questo inizio molteplici
sollecitazioni politiche e filologico-politologiche.
In primo luogo, la lista Lattanzi è indipendente da ogni forza
politica, pure dalla galassia di sigle a sinistra del PD renziano6. Inoltre-
saggia sottolineatura- si rivolge oltre agli uomini e donne liberi di sinistra,
pure « a tutti coloro che sono stanchi di essere rappresentanti [refuso per rappresentati.
N.d.R.] da persone che non hanno portato sviluppo e crescita ai nostri territori…».
La lista di sinistra sa benissimo che esiste-
il peso elettorale lo vedremo solo dopo il 29- un
fetta di elettorato allotrio che non si riconosce a vario titolo nelle altre due
proposte e pertanto tende ad attrarre verso di sé pure questa area di
scontento. Infatti prosegue: « …ma hanno badato solo agli interessi personali e
di partito, contribuendo alla spaccatura di due comunità dietro le promesse di progetti
irrealizzabili». Qui abbiamo il primo affondo politico
di rilievo. La lista di sinistra agli elettori non dice soltanto che
gli altri sono eterodiretti da forze politiche e di potere, ma che la loro ricerca
del “particulare” ha introdotto una “spaccatura” all’interno delle comunità. Mette finalmente il dito nella piaga e non si
rifugia in facili irenismi ottimistici dal vago sentire surrealistico delle liste
Bellezza e Neri, i quali vogliono rimuovere il problema fusione e considerare la
pratica, prima che politica, antropolico-identitaria come chiusa e archiviata.
«Stanchi di essere amministrati da persone incapaci di governare
e di fare opposizione, abbiamo deciso di creare una terza forza che si interessi
veramente dei problemi dei cittadini e che li consulti in ogni momento della vita
democratica delle nostre comunità, non solo per le elezioni».
Secondo blocco argomentativo e seconda
serie di affondi politici. Ottima sul piano retorico-dialettico la
repetitio variata in differentia dello “stanchi di essere rappresentati”
del primo capoverso, che qui diventa “Stanchi di essere amministrati”. Se sopra
la nausea verso il sistema era di un certo blocco sociale che la lista vorrebbe
rappresentare; qui è la lista stessa che si fa portavoce di questo disagio e rincara
la dose. Il team Lattanzi non punta il dito solo sul malgoverno passato, ma pure
sull’inesistente opposizione al suddetto mal governo, adombrando l’idea assai verosimile
di forze civiche che sono da sempre -per incompetenza e/o per connivenza- state
corresponsabili dello sfascio attuale.
Di fronte a questo quadro fosco e non lusinghiero, arriva
la proposta: « …abbiamo deciso di creare una terza forza che si interessi veramente
dei problemi dei cittadini e che li consulti in ogni momento della vita democratica
delle nostre comunità, non solo per le elezioni ». La lista, quindi, nasce dalla
coscienza di uno stato di cose gravissimo, al quale si deve cercare di porre rimedio,
o comunque d’invertire il flusso. Il richiamo alla consultazione delle comunità
locali in ogni momento della legislatura comunale non sembra mera dicitura di scuola
politica, ma modus operandi di un approccio
partecipativo alla vita dei luoghi e delle persone amministrate, sottraendole alla
reificazione di matrice chiaramente liberal-progressista7 e dando una
vox nuova ai paria di vecchia e nuova residenza.
«Questa è la nostra idea per la futura amministrazione Comunale
e vogliamo metterla in pratica con il vostro contributo. Aiutateci a vincere e iniziamo
finalmente insieme un percorso costruttivo per la nascita e la crescita del nostro
comune, dove il cittadino sarà il fulcro dello stesso,
Questo è il nostro programma».
Il terzo capoverso non è un semplice appello agli elettori, ma
un ultimo guanto di sfida, lanciato ai Poteri Forti ed Occulti, che vogliono fare
dei nostri territori un laboratorio di manipolazione antropologico-culturale per
privarli di storia, radici, identità, valori, specificità. La Lista Lattanzi sembra
voler dire –se poi ce la farà, il futuro ce lo dirà- che in qualunque posizione
si trovi –al governo o all’opposizione- sarà un custode della Fiaccola sacra della
storia identitaria locale.
«Per chi ci hanno preso?».
Il foglietto incandescente nelle mani dell’elettore suae fortunae faber.
All’elettore la lista Lattanzi offre, oltre al programma,
un foglietto che sembra scritto dal dio Vulcano in persona. Il titulus è un interrogativo
che sembra ripetere in termini laico-politici il Quis ut Deus? Micaelico.
«Non affidiamo il nostro Comune a due persone che hanno amministrato
o rappresentato l’opposizione […] con l’unico risultato di trascurare, abbandonare
o non aver nessun tipo di progetto o di proposta per valorizzare il territorio…».
Ci sono concetti che verranno ripresi nel programma – come abbiamo visto sopra-
ma ciò che conta notare adesso è lo stile agonistico
dell’exordium. Si accusano, pur non nominandoli di persona, gli altri
competitori. L’accusa è circostanziata e fa trasparire un pregresso atteggiamento
consociativo delle forze rappresentate dagli altri attori in campo.
Ma lo scacco matto ha ancora da venire.
«Si sono accordati per l’unificazione, e ora i consiglieri
comunali si sono trasferiti da una lista all’altra, indipendentemente dalle loro
idee, in quello che ritengono essere il carro del vincitore».
Qui si giunge allo zenit argomentativo
di tutta la proposta Lattanzi. Un raggio di Lux pura nelle
tenebre dell’opaca e disastrosa operazione fusionista. L’accusa di trasformismo
politico di certi candidati scivola in secondo piano rispetto alla messa in luce
di un Disegno mefistofelico di otturazione delle libertates comunali attraverso
l’ircocervo del comune (con)fuso. L’accusa che a valle colpisce un blocco sociale
da decenni compromesso con una gestione di potere che di sinistra ha avuto solo
il nome, e che ha favorito l‘avvento di una borghesia culturalmente acefala e politicamente
transumante; a monte, invece, denuncia in
filigrana un progetto globali sta e alienante che vuole “glebalizzare” i nostri
territori, rendendoli preda della speculazione di un capitalismo finanziario senza
volto che nella fase 2 farà – chi vivrà, vedrà- piazza pulita della tradizione micro
e meso imprenditoriale orafa, cifra peculiare delle nostre zone.
«I partiti che li appoggiano di nascosto ma che li sostengono
in altri modi, chiederanno loro il conto e di riflesso a noi».
I mangiafuoco dietro a Bellezza e Neri sono smascherati. E
si denuncia il conto salato che dovrà pagare il popolo.
«Non continuiamo a lamentarci: abbiamo l’occasione di MANDARLI
A CASA, di avere finalmente persone preparate, serie, capaci, pronte ad amministrare
con partecipazione e trasparenza, coinvolgendo i cittadini nelle scelte e senza
altri interessi se non lo sviluppo della nostra comunità».
In questa parte del volantino si enunciano concetti che verranno
–come abbiamo visto sopra- ripresi nel programma e al tempo stesso il ritmo del
discorso accelera verso l’appello finale. Il quid di questa sezione di testo, tuttavia,
è quel “MANDARLI A CASA” in maiuscolo che suona come grido di battaglia e liberazione
da un flagello che prima che politico è umano.
Ma le felici sorprese dialettiche non sono terminate.
«Tutto questo è possibile
solo con il vostro contributo.
Vogliamo amministrare il nostro Comune perché le scelte che
verranno fatte nel prossimo quinquennio andranno a determinare la vita del nostro
territorio nei prossimi 20 anni!».
Se il primo periodo logico in grassetto è un appello agli
elettori-vigili e vigilanti, il resto è un’ulteriore reprimenda verso il silenzio
colpevole sia del programma ellitticamente paratattico di Bellezza che di quello
alatamente ipotattico di Neri. Si dice che cosa potrà accadere se i corollari politici
della sciagurata fusione verranno applicati in toto. Un disastro epocale. La denuncia
è lanciata. Spetta ai cittadini rendersene conto oppure ignorarla.
Punti di forza e debolezza.
Come per le altre due forze, elenchiamo in breve i punti di
forza e quelli di debolezza della lista Lattanzi.
Granitica forza è senza dubbio la chiarezza di orientamento
politico con altrettanto cristalline scelte programmatiche, seppure presentate in
maniera eccessivamente compendiata. Elemento di forza è pure la denuncia dei misfatti
attuali e probabilmente futuri del fusionismo e da ciò una ripartenza nuova e alternativa.
I limiti sono ovviamente nell’identità forte di sinistra che
difficilmente attrarrà fette di elettorato che vota per “empatia simpatica” o per
“promesse implicite”8, e la scarsa presenza sia nel social media sia
nella propaganda porta a porta.
La sfida per la lista Lattanzi, tuttavia, inizierà dopo il
29 luglio. Sarà coerente con quello che ha detto in campagna elettorale? Lo vedremo.
Sursum corda a tutti!
Francesco Baldini
Note:
[1]: Sia che si tratti di sinistra che di destra, non amo
applicare termini specifica tori del tipo “radicale”o “estrema” che qualificano
in malo forze ed aree politico-culturali molto più ricche e complesse. Meglio
puntare sulla coerenza, valore preziosissimo in questi tempi oscuri
[2]: Il candidato della lista di sinistra era Giovanni
Lari, che è venuto a mancare per una grave malattia proprio all’indomani delle
elezioni del 10 giugno, data fissata dal Viminale. Della figura di Giovanni
tornerò a parlare in futuro.
[3]: Qui ci tengo a precisare che ormai da molti anni con
amici e amiche del territorio abbiamo allestito un “Istituto Cattaneo” de’
noialtri, come ci piace chiamarlo. Per cui in ogni frazione ci sono mimetizzate
persone che per ogni tornata elettorale ci fanno da rilevatori di intenzioni di
voto o proiezioni.
[4]: Interessante collazionarla con quella della Neri per
cui cfr: F. Baldini, Uniti si può: il restyling “vincente” della veterana Neri,
in «Dextera Domini fecit virtutem» 26-07-2018 (https://dexteradomini.blogspot.com/2018/07/uniti-si-puo-il-restyling-vincente.html )
[5]: Semplice casualità o scelta strategica? Comunque la
riduzione iconica ai capoluoghi storici del neonato macrocomune è una scelta
azzeccatissima.
[6]: E ciò in linea con la proposta politica di “Potere
al popolo!” di cui questa lista è un’emanazione indiretta.
[7]: Un progressismo di marca liberal-liberista al quale
non può che opporsi pure una sinistra di popolo e antisistema
[8]: Esistono nei nostri territori forme paralegali di “voto
di scambio”? Nella ormai pluridecennale auscultazione del locale in chiave
universale, ho potuto classificare varie nuances di compromissioni col potere
che spero di potere presentare in altro luogo e situazione. Purtroppo, però, il
voto per“promesse implicite”, dizione educorata per denominare favori e opacità
varie regna incontrastato dal dopoguerra ad oggi pure nei nostri territori
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