martedì 24 luglio 2018

Futuro Comune e il sapore del veteroberlusconismo


Domenica 29 luglio p.v., a Dio piacendo, si svolgeranno le elezioni comunali nel mio- ancor per poco- comune di residenza. Negli ultimi quindici anni ho usato l’area zonale quale laboratorio antropologico-politico per i miei studi sul neocomunitarismo e sulla penetrazione del globalismo disumanizzante nelle realtà locali. Ho già elaborato numerosi dossiers che mi auguro possano confluire in un lavoro più corposo e utile alla Causa che tutti noi Cristeros 2.0 perseguiamo1.
            Sono stato incerto fino a questi giorni se stendere questa breve analisi dei contendenti dopo le elezioni oppure in questa fase finale della campagna elettorale. Alla fine ho scelto questa seconda opzione perché mi sembra funzionale al mio lavoro generale e per lasciarmi il mese di agosto libero  per  altre questioni, pure di taglio politologico.
Analisi politologica light
Passiamo adesso alla prima lista. La mia analisi, tuttavia, sarà politologicamente light2 sia per mancanza di tempo sia perché i programmi delle tre liste sono assai brevi e generici. Magari, in ultima battuta, farò una comparazione fra i tre testi su base tematica o macro-tematica.
Simbolo scontato
La prima lista si chiama: “Futuro Comune-Bellezza sindaco”. Partiamo dallo studio del logo. La sezione superiore vede su fondo bianco in alto e spostato a destra il nome “Futuro Comune”, mentre sulla sinistra tre figure policrome e tricolori  stilizzate che si abbracciano. A separare la pars superor dalla inferior vi è una striscia tricolore e sotto su fondo blu notte in giallo la scritta: “Bellezza sindaco”. Come vedremo in seguito, la lista si propone di rendere conto solo  “ai cittadini e [non] alle logiche di partito”, ma ad una prima occhiata il simbolo ricalca assai fedelmente quelli del vecchio centrodestra a trazione berlusconiana, sconfitto all’elezioni dello scorso 4 marzo3. Chi studia le tornate elettorali e la politica in tempi di videocrazia connessa, sa benissimo che oltre ai nomi e agli slogans, il simbolo della lista ha un peso politico ed elettorale decisivo. Pertanto, gli organizzatori della campagna di Bellezza hanno, a nostro avviso, commesso un’ingenuità, proponendo un simbolo assai troppo identificabile con un’area e una stagione politica che ormai volge al tramonto4.
Cambiamento “usurato”
Cosa stanno ricevendo i cittadini in queste settimane dalla lista Futuro Comune? Una brochure unita a un dépliant in cui si presenta la squadra, il programma, le parole-chiave. Partiamo dal dépliant. “Vota per il cambiamento”. Slogan assai prevedibile per chi è stato sempre all’opposizione5. Il testo prosegue: «Hai la possibilità di scegliere una persona capace, trasparente, libera da condizionamenti di partito e attaccata al suo paese. Un sindaco che renderà conto solo ai suoi cittadini e non alle logiche di partito». Il senso è abbastanza chiaro: noi siamo una lista civica, a-partitica e abbiamo solo il popolo per sovrano. Tuttavia, girando il volantino non si può fare a meno di notare qualcosa. La parte superiore vede a sinistra il candidato in camicia e cravatta, look semi-serio che chi scrive preferisce sia alla sciatteria della camicia scamiciata, sia all’ingessatura del completo. Sorridente e indicante con l’indice destro, Bellezza vuole rassicurare che sarà il timoniere del suddetto cambiamento e proporrà i progetti riassunti per punti sotto di lui. Questa è un’ottima trovata, perché infonde sicurezza e dà all’elettore l’idea di una possibile fattibilità del programma offerto.
Ancora più in basso abbiamo la squadra dei candidati consiglieri. E qui cominician le dolenti note….A parte Borri e Bruni, che hanno a titolo diverso partecipato alla breve quanto buffonesca stagione di opposizione alla fusione tra le due realtà comunali6, non si può evitare di vedere come Chiara Legnaiuoli, già candidata a Pergine in lista propria nel 2014 sia legata, anche per ragioni personali, a Forza Italia. Alla faccia dell’indipendenza dai partiti! Gli altri candidati non li conosco per appartenenza e/o militanza politica di partito, eccetto- a quanto mi è stato riferito- la giovanissima Alessia Di Gregorio che sarebbe in quota Lega. In altre parole, basta voltar pagina per far cadere l’illusione che si tratti di una lista civica tout court, mentre in realtà è una cripto-lista di centrodestra. Niente di male, ma sarebbe stato più onesto rivelarlo ai cittadini elettori.
Oh my God! Il Programma.
Per il cittadino-eroe che si vuole addentrare nel programma la lista offre più supplizi dell’inferno dantesco. S’inizia con il frontespizio. Il logo campeggia decentrato in alto, mentre a sinistra in nove micro-immagini si passano in rassegna le maggiori frazioni del neonato macrocomune. Apriamo insieme il programma. Le pagine non sono numerate, ma sono in tutto, compresa la prima con l’immagine del candidato sindaco e le ultime due con i candidati consiglieri, appena dieci. Escluse, quindi, quelle iconiche ci fermiamo a solo otto pagine. Un po’ pochine per chi ha l’ambizione di cambiare lo status quo e proporre un modello alternativo del comune. I vari temi, poi, sono trattati con brevità telegrafica, presentandosi più come post-it che come punti programmatici. Una litania di dichiarazioni d’intenti senza approfondimento serio e comprensibile. E non ci si può giustificare, dicendo che il programma sarebbe stato poi presentato nella sua interezza al momento degli incontri presso le frazioni, perché sappiamo bene che a quegli appuntamenti va di solito solo  il 5% degli elettori.
Addirittura una Costituente?
Mi soffermo solo in seconda pagina a glossare la cosiddetta “Introduzione”, condensata in soli quattro capoversi.
«Futuro Comune è una lista civica che si pone come obiettivo quello di favorire l’armonia all’interno della nuova comunità, dando vita ad una fase Costituente atta a creare le basi di un’amministrazione che possa gestire al meglio il nuovo comune di Laterina Pergine Valdarno». Dio mio..ma chi l’ha scritto? Da questo incipit sembra che la lista sia una tisana rilassante che mette a tacere le forti lacerazioni sociali, susseguitesi alla fusione forzosa e forzata da un referendum discutibilmente rovinoso. Che c’azzecca, direbbe Di Pietro, una Costituente? Chi vi deve partecipare? La giunta o tutte le forze politiche? E’ un’anticipazione di un governo consociativo con la lista Neri di area PD?
«Altro obiettivo è quello di favorire il lavoro per garantire il necessario SOSTEGNO alle famiglie in difficoltà; inoltre la lista si pone come scopo il miglioramento della SICUREZZA per rendere tranquilla la vita dei cittadini nel territorio e all’interno delle proprie abitazioni». Nel secondo capoverso il tasso di banalità argomentativa aumenta vertiginosamente. Come si favorisce il lavoro per sostenere le famiglie in difficoltà? Come si stabilisce quali famiglie sono in difficoltà? Quali sono i mezzi umani e culturali per garantire la sicurezza? E non vanno di pari passo ad una vera integrazione della popolazione migrante?
Mi si potrebbe obiettare che nel corpo del programma queste dichiarazioni d’intenti vengano sciolte in proposte concrete. Magari avrò letto in fretta, ma non  mi sembra che ciò avvenga.
Non sto a seviziare i miei pochi ed eroici lettori con l’esegesi degli altri due capoversi riguardanti salute pubblica e la “riduzione” delle imposte, perché è chiara ormai la frettolosità logico-argomentativa con cui il testo è stato redatto.
Punti di forza e di debolezza.
Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza di Futuro Comune?
Tra i punti di forza vi è, senza dubbio, quello di essere de facto espressione del centrodestra, vincente pure in Toscana alle ultime amministrative di giugno 2018. La lista Neri, pur presentandosi tartufescamente come “civica” è ovviamente espressione del PD. Insomma, Bellezza dovrebbe avere il vento in poppa per una facile vittoria.
Ed i limiti? Molti, direi. In primo luogo, la zavorra degli ex antifusionisti che per amore di “governo” si sono aggregati al carrozzone; poi le troppe affinità di fraseggio politico con la lista Neri, che maculerebbero, in caso di vittoria, Futuro Comune come una delle due gambe del sistema di Potere Forte che schiaccia i diritti dei cittadini.
Personalmente, aggiungerei un altro errore e quindi limite del progetto Bellezza: il non aver voluto il confronto diretto, magari in una tv locale, con i suoi competitori. Visto che Bellezza rimane ad oggi il favorito, l’averlo proposto sarebbe stato segno di forza politica e leaderistica.
Vincerà la lista Futuro Comune? Lo vedremo la notte del 29. Ad oggi si può solo affermare che il progetto Bellezza, pur nelle migliori intenzioni, rimane ad un livello di veteroberlusconismo posticcio che, visto i disastri del “fratello politico maggiore”, non fa ben sperare per il futuro.

Saluti

Francesco Baldini.

Note:

[1]: Causa che ben si può compendiare nel progetto di stato organico tradizionale e nella felice formula di Restaurazione della Civiltà cristiana.
[2]: Per analisi politologica light di solito intendo uno studio della materia politica (candidati, programmi, slogans…) in termini linguistico-concettuali e non tanto ideologici, sia perché la sostanza ideologica delle proposte in circolazione è assai modesta, sia per gli interventi assumerebbero una prospettiva eccessivamente specialistica e inutile allo scopo immediato degli stessi
[3]: Prima di eventuali levate di scudi, voglio chiarire che la legge Rosatellum – come da più parti è stato rilevato- tendeva a favorire sia il PD che Forza italia in un eventuale governo di Grande-piccola Coalzione tra forze di sistema. Il tracollo elettorale delle due suddette forze a vantaggio di quelle sovraniste e identitarie (M5S e Lega salviniana) ha decretato de facto la sconfitta di una linea politica.
[4]: La fine del berlusconismo classico è simbolicamente databile all’11 novembre 2011, allorquando l’ex Cavaliere si arrese di fronte all’euroglobalismo, incarnato da Mario Monti e dal suo progetto di distruzione dell’Italia.
[5]: Il candidato Bellezza si è più volte presentato con liste civiche alle elezioni del defunto comune di Laterina, rasentando la vittoria nel 2004.
[6]: Il referendum dell’ottobre 2017 sulla fusione delle due realtà comunali aveva visto il prevalere del sì per poco più di una dozzina di voti nel comune di Pergine Valdarno e nell’immediato sui social le reazioni euforicamente scomposte dei cittadini dell’ex frazione di Ponticino, oggi perno del macrocomune, quasi fossero le repubbliche baltiche, liberatesi dal giogo dell’URSS. Per amor di verità, mentre Borri è stato parte attiva di un comitato del No alla fusione che pareva spendersi per la ragione storico-identitaria e poi è rifluito nel teatrino della politica politicante; Bruni era solo un ex consigliere d’opposizione a Pergine nella scorsa legislatura. Entrambi, però, sono accomunati da un modus operandi opaco e polticamente vischioso che li ha resi succubi della filigrana della lista Bellezza, ossia l’ACCETTAZIONE COME FATTO IRREVERSIBILE DELLA FUSIONE TRA I DUE COMUNI. Questo è politicamente gravissimo.

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